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WE ARE GOLDEN – ORO E ROSSO IL SODALIZIO ARTISTICO PIÙ RIUSCITO DEL DECENNIO.

ORO come il dorato che canta Mika in We Are Golden e ROSSO come le iconiche suole di Monsieur Loubotin, vi dice qualcosa? Il sodalizio artistico del decennio.

We Are Golden usciva nel 2009 come primo estratto della seconda fatica artistica di un all’epoca 26enne Mika: The Boy Who Knew Too Much; che già così suona tanto The Man Who Sold The World e gli inguaribili romantici come me sanno già dove voglio andare a parare ma andiamo per gradi, questa è una grossa parentesi da aprire adesso. Giovane, ma non troppo, reduce da un successo non indifferente, pare già da subito voler dettare le proprie regole. Non nego di non essermelo filato da subito, look dandy, glam e un filo snob quel tanto da non farmi stracciare le vesti per una sua canzone o concerto così lontano dal mio stile di allora ma anche così vicino al mio gusto, ha all’attivo smashits che non invecchiano.
Il pop è fetente sei mesi e sei fuori. 10 anni, quasi 11 in questo caso, sono un lasso di tempo non sufficiente a garantire quell’aura di classico che solo dopo che sono passati venti anni riesci a conquistare, sono un ibrido.

Apro una parentesi che riassume in maniera molto semplicistica il mio punto di vista: fatto salvo per canzoni di icone gay e rare manifestazioni di puro gusto, dopo i 9 mesi una canzone pop finisce il suo corso, esaurisce il suo potenziale radiofonico per far spazio al prossimo: Thank U, Next! Prende polvere, puzza di vecchio. Per quello vi dico che il pop è fetente, è ad uso e consumo; fin qui nulla di nuovo sotto il sole. Poi, con il passare del tempo qualcosa di magico succede; o l’artista si ferma e sul materiale prodotto si scatena l’effetto amarcord o l’artista matura, ti conquista negli anni, e i lavori arretrati cominciano a riprofumare di fresco e pulito e questo tendenzialmente a mio avviso comincia a svilupparsi tra i 10 e i 15 anni.
Facendo l’esempio concreto della canzone che sto analizzando con voi, se adesso uno spot o un telefilm iniziasse con:

Teenage dreams in a teenage circus, running around like a clown on purpose, who gives a damn about the family you come from?

Come vi sembra? Fuori dal suo tempo? No, anzi! E’ quasi catchy.
Stesso quesito indietro nel tempo di 3 o 5 anni cosa vi avrebbe suscitato? Un po’ di indifferenza, vero? Una reazione tipo: Ehi maan! c’mon… Aggiorna la galleria musicale! E, anche se associato ad un contenuto nuovo, la sensazione è quella che venga riproposta la stessa merda ritrita da 5 anni.

Un paio di esempi di “canzone che puzza”: uno e due. Vi torna come ragionamento? Il bello e il brutto è soggettivo, non entro nel merito della classificazione, però se queste due canzoni uscissero quest’estate vi farebbero un po’ storcere il naso? Per me sarebbero completamente fuori dal loro tempo. Diversamente tra 10 anni il discorso cambierebbe perché già i 5 Seconds of Summer hanno cavalcato l’amarcord dei Good Charlotte, di Avril Lavigne&Co e quindi poi sarà il loro turno quando le millennials torneranno a guardare con occhio languido ai loro anni da teenager. Discorso diverso per i Train perché già di loro sono la definizione del suono del nuovo millennio, quel pop perbene un po’ paraculo che strizza l’occhio a grandi e piccini. Vuoi che non diventi un classico uno dei singoli di maggior successo? Capitolo o addirittura volume a parte per tutto quel panorama borderline indie pop, alternative rock commerciale; Ne parliamo un’altra volta, piccola anticipazione: quelle se puzzano, puzzano da subito!

Un esempio di rare manifestazioni di puro gusto va a Chandelier di Sia, avete presente lo spot del profumo Miss Dior con Natalie Portman? Un piccolo capolavoro di Emanuel Cossu che invecchia bene a differenza di altri fratellastri della TV per i quali il tempo sembra esaurirsi entro poco, ho l’impressione che Sia piaccia ai pubblicitari, presente anche per Lancome.

La canzone ha, ad oggi, sei anni è nel limbo ma non ha ancora esaurito il suo fascino una piccola Golden Girls del panorama musicale, la Betty White dei singoli. Divagazione trash, chi ricorda tutte le “travisate” presenti in questa canzone? … le tue cose nei jeeeeeans😂

Chiusa la mega parentesi, un Mika che ci strizza l’occhio dicendoci che siamo tutt* delle Golden Girls che ci invita a ballare con la spensieratezza dei 15 anni ( e permettetemi di dire, non proprio dalla tua parte e parecchio di merda se eri gay negli anni ’90 ) ad oggi non può che mettere allegria. Petto in fuori e orgoglio indossato come un mantello il messaggio che passa è molto più forte di we are not what you think we are, we are golden, we are golden. In molti nel titolo dell’album possono vederci una citazione al film di Alfred Hitchcock l’uomo che sapeva troppo ma io ci vedo così tanto di Bowie da non vedere altro.

Anche nelle semplici copertine degli album a confronto vedo molto in comune, cosa sarà a suggestionarmi di più? Il blu? I pianeti? sarà il copriletto del letto o il rebelot a terra?
Resta il fatto, non lo dico io, che le due canzone abbiano in comune l’argomento, generazionalmente parlando, l’essere giovani.

Tratto da Bowie Le canzoni, gli album, i concerti, i video, i film, la vita: l’enciclopedia definitiva
di Nicholas Pegg 2002, Anteprima Google Libri

Riascoltando e rivedendo il video We Are Golden di Mika col senno di poi si vede un grande professionista e non più il timido 26enne che racconta le sue fragilità a suon di pop.
Si vede la determinazione, la determinazione nel voler affermare se stessi passo dopo passo, la determinazione di chi voleva diventare famoso, e non come va di moda adesso nelle esternazioni vip nelle quali viene sempre abusata la formula “non era l’obiettivo”; determinazione di chi è stato emarginato e si è riscattato, di chi partecipando come giudice ad un talent italiano, non sola imparando la lingua in maniera invidiabile e a tempo di record, ci ha conquistati col sorriso e un genuino humor e con il Rosso.

Se siete arrivati fin qui complimenti! La stesura ha preso una piega inaspettata ma sono arrivata al punto.
Questa è una chicca non indifferente, nel 2015 ho visto un documentario celebrativo della carriera di Loubotin dal quale apprendevo che la collezione uomo non era nei piani di Monsieur Loubotin finché il giovane Mika è stato tanto persuasivo da convincerlo a disegnare una collezione di scarpe per il proprio tour, non a caso il The Boy Who Knew Too Much tour; la creatività per una richiesta così stimolante è stata tale da creare modelli in esubero per il solo Mika tanto in esubero da pensare e lanciare sul mercato la collezione maschile dell’acclamato stilista.

 « La collection pour les hommes est née à la demande de la pop star Mika, qui voulait que je lui dessine ses souliers de scène. Il m’a dit : “Quand je vois l’état d’excitation des filles devant vos chaussures, je voudrais retrouver cette hystérie sur scène et pour moi.” On ne peut rêver plus joli compliment. À présent, les hommes me disent qu’ils peuvent comprendre l’excitation que leur épouse ressent pour mes souliers. » Louboutin, 2011

Queste le parole decisive di Mika: quando vedo l’eccitazione delle ragazze davanti alle tue scarpe, vorrei trovare questa isteria sul palco per me…

Red sole you said?

Ha veramente persuaso Loubotin ad entrare nel mercato delle scarpe da uomo. Chapeau!

Vorrei avere un paio di red sole, le signature bloody shoes, da fotografare con Amy, ma non le ho. Non dimenticate che questo è un blog da “poraccia” e se volete potete supportarmi visionando i link di affiliazione che ho selezionato qui sotto con due tipi di calzatura che si presta alla personalizzazione con lo stile aggressivo che tanto mi piace (ricordate la mia celebrazione alle All Star?) e a poco prezzo! Il limite è solo la fantasia, sbizzarritevi nella scelta dei colori e abbinamenti con le borchie 😉

Concludendo vi regalo un buon consiglio: tutti i giorni ad un orario variabile in base alla stagione e alla latitudine si ha un lasso di tempo di poco meno di un’oretta in cui la luce naturale donerà ai vostri scatti un magico effetto senza quasi faticare. E’ la golden hour.

Con quella luce calda, ad aver avuto una modella più paziente, avrei potuto fare il perfetto scatto instagrammabile e, considerato che voglio smentire i detrattori che mi accusano di maltrattare il gatto, specifico qui che non insisto mai nel metterla in posa più di quanto lei non voglia; quindi anche se le condizioni c’erano, la modella no. A vedere il lato positivo questo scatto riassume chi sono: colei che guarda il mondo col filtro golden, ovvero la luce morbida che illumina l’ulivo e che canticchia We Are Golden mentre lo fa perché mi risuona sempre qualcosa in testa mentre faccio le cose che faccio; ma anche colei che appare spettinata e spelusciata al confronto delle altre proprio come Amy in primo piano ma indossando il mio personalissimo mantello d’orgoglio me ne vado fiera e a testa alta, perché anche se l’adolescenza l’ho passata da un pezzo, alla fine, non mi avrete mai come mi volete.
















Muovi le natiche, muovi il culone! cit.
~ Amy’s view

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